Psicologia del Cambiamento Climatico e l’intervista alla nostra Alessandra Perri su La Nuova Ecologia

uomini come struzzi con testa sotto terra Cambiamento Climatico

uomini come struzzi con testa sotto terra Cambiamento Climatico

Non ne avevate mai sentito parlare vero? Eppure la Psicologia del Cambiamento Climatico esiste ed è una risorsa molto utile alla sfida del clima a cui siamo chiamati oggi,
o meglio alla sfida/opportunità come ama ripetere la nostra Alessandra Perri (intendiamo con quest’accezione l’ideatrice alcuni anni orsono del progetto Ecopsychelab e direttrice manager del progetto che portiamo avanti ecopsychelab.com nonché dei servizi ad esso collegati di formazione, consulenza, ricreativi  e comunicativi ).

E subito vi chiederete e che cosa è?  La Psicologia del Cambiamento Climatico?

Ecco cosa ci dice Alessandra Perri:
“E’ una psicologia che studia e offre i suoi contenuti per aiutare l’uomo nella gestione del cambiamento climatico, facilitando anche una veloce attivazione di comportamenti di mitigazione.
Siamo di fronte ad una sfida epocale, mai l’uomo nella storia si è trovato a dover affrontare un cambiamento di tale portata in così poco tempo, e per riuscire deve farlo consapevolmente, non gli è permessa questa volta un’evoluzione graduale e spontanea come avvenuto in altri passaggi epocali quali la rivoluzione neolitica con l’invenzione dell’agricoltura o la rivoluzione industriale. Siamo al centro della storia tuttavia, noi tutti uomini oggi stiamo entrando in un momento rivoluzionario, che a giudicare da molti apporti della psicologia ci potrebbe premiare a medio termine anche con un ritorno per noi di stili di vita molto nutrienti psicologicamente.”

Uomo osserva globoUna branca della psicologia questa sviluppatasi primariamente in paesi anglosassoni, oggi arrivata anche in Italia ma ancora poco conosciuta e definita, grazie a qualche apripista che da qualche anno ci sta lavorando sopra (come noi, potremmo aggiungere):

“ancora oggi la definizione di psicologia del cambiamento climatico è tendenzialmente propria della letteratura psicologica straniera e di qualche pioniere italiano, nel nostro paese si sta inserendo quasi più nel settore mediatico e giornalistico.” – Alessandra Perri

La psicologia del cambiamento climatico si può dire che in qualche modo nasca per rispondere all’incongruenza significativa tra le evidenze scientifiche del cambiamento climatico e la mancanza di una significativa preoccupazione e azione di contrasto (contenimento, mitigazione del cambiamento climatico) sia nei soggetti politici e decisionali dei governi dei vari paesi, sia in istituzioni sociali intermedie, così come nella gente comune:  nasce dunque dalla spontanea declinazione della psicologia ai quesiti che il cambiamento climatico pone oggi a vari livelli nonché quello della complessità comportamentale che viene richiamata per dare soluzioni efficaci.
Sempre più dunque si è andata delineando una  definizione del ruolo della psicologia nella gestione della crisi climatica.

Ed è proprio in tema di Psicologia del Cambiamento Climatico, o più giornalisticamente ‘psicologia del clima’,

che nell’interessantissimo speciale cartaceo de La Nuova Ecologia di Luglio/Agosto 2015  (il n.7) – interamente dedicato al rilevante tema Copertina e Intervista a Alessandra Perri su La Nuova Ecologiadella Resilienza – è stata intervistata Alessandra Perri, intervista riportata nell’articolo “Mal di Clima” dalla penna di Cecilia Lazzarotto e Anna Abbà,

a conferma del valore di una così importante testata giornalistica italiana, la rivista di Legambiente, che è sempre attenta a rilevare le tendenze più nuove e significative rispetto alle tematiche ambientali – numero tra l’altro quello di questo speciale da mettere nella propria libreria a casa in quanto interamente dedicato alla “Sorella Resilienza” con contributi e interviste dei più autorevoli personaggi a cominciare dall’incredibile Vandana Shiva, attraverso il filo conduttore della resilienza, tema attualissimo strettamente collegato al cambiamento climatico – numero attualissimo soprattutto in questi giorni di vigilia della Cop21 di Parigi (si può richiedere l’edizione n.7 del 2015 direttamente a La Nuova Ecologia).

E sempre a proposito della Psicologia del Cambiamento Climatico:

“Questa disciplina e l’apporto della psicologia in generale è molto utile: perché il fenomeno è complesso, richiede per essere gestito un cambiamento primariamente nell’uomo e nel suo comportamento, ancor prima che tecnologico innovativo o comunque a supporto assiduo dello stesso” Alessandra Perri (in occasione dell’intervista de La Nuova Ecologia)

Per quanto riguarda questa recente disciplina, sempre A.Perri in un altra occasione ci dice che è importante riconoscerla come recente branca della psicologia, con un suo asse teorico e tecnico oltre che di ricerca,
tuttavia è essenziale valorizzarne la componente sociale e comunicativa per le persone comuni (a tutti noi) anche dunque nel senso di intervento sociale e di sperimentazione di nuove soluzioni in compartecipazione con gruppi sociali che stanno sperimentando nuove soluzioni socio-economiche e di resilienza sociale.
Con questo ci riferiamo ad es. alla nostra esperienza (come Ecopsychelab) di coinvolgimento con Comunità Locali (tramite Psicologia del Cambiamento Climatico e come Ecopsicologia Applicata al Cambiamento Climatico di cui parte), in varie regioni d’Italia, che portano avanti da qualche anno nuove esperienze territoriali di autoproduzione (alimentare, energetica ecc.) e di reciprocità sociale, con intelligente volontà, da parte di queste realtà, di connessione con la realtà più allargata (andando oltre dunque esperienze troppo isolate del tipo comuni), nel senso dunque di reale sperimentazione di nuove

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