Dalla rivoluzione neolitica a quella di oggi: il contributo dell’Ecopsicologia all’Agricoltura Sociale

Orti urbani

Orti urbani

 

Rispetto a quanto enunciato nel titolo si può dire senz’altro il contrario, l’Agricoltura Sociale, significativo campo di innovazione sociale e produttivo in crescita esponenziale in Italia (orti urbani, fattorie sociali, fattorie didattiche ecc.), in quanto dimensione di concrete pratiche agricole e sociali di reale eco-sostenibilità può offrire un contributo all’Ecopsicologia: come elettivo contesto di sperimentazione e rinforzo di comportamenti di riconnessione dell’uomo alla Natura.

Ciò è vero in particolare per un’Ecopsicologia Applicata al Cambiamento Climatico e all’eco-sostenibilità, un’Ecopsicologia dunque che utilizzi la propria metodologia esperenziale e coinvolgente  in Natura per accompagnare positivamente l’uomo di oggi ad affrontare l’enorme salto generazionale che è chiamato a compiere: dare risposte immediate di contenimento del clima (rinnovato stile produttivo e di vita) per vincere la battaglia della sopravvivenza che il clima sta ponendo. Bonus ed obiettivo complementare di ciò: il recupero per l’uomo di un benessere psicofisico più completo e profondo legato ad un rivivere come nel suo passato antico il collegamento della propria psiche con la Terra (Theodore Roszak The voice of the Earth,1992); il recupero di un’identità dunque connessa alle dinamiche del pianeta Gaia e, nel caso dell’Agricoltura Sociale, un ampliamento del benessere sociale tramite dinamiche di attività connettiva e reciprocità sociale, in diretta analogia con le dinamiche ecosistemiche.

L’agricoltura è il giusto luogo simbolico per riallacciare il collegamento tra uomo e terra, per risvegliare quel legame profondo che c’è tra psiche e Gaia di cui l’Ecopsicologia ha attualizzato i contenuti antichi ed ontologici (Ecopsychology di T.Roszak e altri) nonché per risvegliare le potenzialitá rigeneranti atte a promuovere un’inversione di rotta rispetto all’attuale comportamento ambientale distruttivo dell’uomo moderno.

Il livello simbolico e potenzialmente rigenerante della terra sotto le braccia che la coltivano, del campo pieno di zolle e frutti, è anche dato in epoca attuale dall’analogia tra la rete di comunicazione tra le piante e la rete di comunicazione tra gli uomini propria di Internet: di questo abbiamo parlato in Il Facebook dei Pomodori, in riferimento anche a dati scientifici.
Riguardo a ciò sostengo che in qualche modo la modalità di comunicazione globale e di co-costruzione di cambiamento/adattamento veicolata da Internet ci renda oggi incredibilmente  di nuovo sensibili alle modalità di adattamento reciproco proprie degli elementi vitali di un’ecosistema, nonché dell’intera Gaia.

Se è anche vero che alcuni autori dell’Ecopsicologia vedono nello sviluppo dell’agricoltura una delle cause storiche della disconnessione tra uomo e natura (insieme allo sviluppo del linguaggio, della razionalità, dello sviluppo urbano, della cristianità, della rivoluzione industriale: Winter, 1996; Shepard, 1992; Cohen,1997 ),
senz’altro si può dire che l’agricoltura possa essere una delle vie pragmatiche principali della ‘via del ritorno’ ad un profondo, ed anche in qualche modo spirituale nonché sociale, collegamento alla natura. Ciò può essere vero forse proprio in virtù del fatto che l’agricoltura è stata per l’uomo uno dei principali elementi di manipolazione del creato:  una grande rivoluzione, che ha contribuito tuttavia a potenziare quella visione distorta propria dell’uomo contemporaneo della natura e delle sue risorse a propria completa disposizione, nonché l’immagine della natura quale elemento secondario subordinato alla propria ‘allucinatoria’ creazione (tecnologica, costruttiva ecc.)  indipendente dalle regole dell’ecosistema.

Un po’ allora come i sassolini di Pollicino: l’agricoltura come una delle vie principali di ritorno ad una visione sana della realtà, a maggior ragione si potrebbe aggiungere nel caso di un’Agricoltura Sociale e Civica.

Ecco dunque il passaggio dalla primaria Rivoluzione Neolitica – la prima delle rivoluzione agricole della storia dell’uomo che ci ha visto passare da una specie di cacciatori-raccoglitori che vivevano di sussistenza e nomadismo ad una specie sedentaria con villaggi e società articolata, passaggio anche definito come dalla preistoria alla storia – sino ad arrivare attraverso varie fasi  ai giorni nostri:
dove siamo sul baratro del cambiamento climatico quale esito della così detta ‘intelligenza’ di sviluppo dell’uomo (la dimensione antropica del cambiamento climatico) , ma soprattutto sulla cima in cui dobbiamo saper scegliere il giusto cline da percorrere. Speriamo non quello del baratro, proprio della non gestione del clima e perseveranza in una vecchia economia inquinante, anche agricola: ma piuttosto ci auguriamo quello di un giro di boa evolutivo, in cui la discesa non sia decadenza ma realizzazione di una dimensione qualitativa della vita umana basata su leggi naturali di riconquistata ecosostenibilità.

D’altra parte la strada verso un’ampliamento di visione della pratica agricola è stata mirabilmente aperta da due pensatori attivisti del nostro tempo: Pierre Rabhi, lo scrittore “eco-contadino” autore nel 2008 del “Manifesto per la Terra e per l’Uomo” , e Vandana Shiva, l’economista ambientalista del “principio femminile”.

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Posted by Alessandra Perri

La mia formazione ed esperienza professionale, come psicologa e formatrice – nonché psicoterapeuta, specialista tecniche Yoga in Contesti Educativi, esperta di Ecopsicologia Applicata... Seguimi su Twitter

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