Cambiamento Climatico: Verso una Definizione che ci Coinvolga

Posted on gennaio 21, 2013 by Alessandra Perri in Climate Change, Ecopsicologia Applicata
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Cosa è il cambiamento climatico? Sono sicura che ancora qualcuno si fa questa domanda e dunque ecco una definizione sintetizzata da Wikipedia.

In climatologia il termine mutamenti climatici indica le variazioni globali, in termini di valori medi, del clima della Terra : temperature (media, massima e minima), nuvolosità, precipitazioni, temperature degli oceani, distribuzione di piante e animali.

I cambiamenti climatici derivano da cause naturali ma, relativamente agli ultimi 150 anni, la comunità scientifica li ritiene imputabili principalmente all’azione dell’uomo (effetto serra).

Oggi comunemente si utilizza il termine Cambiamento Climatico per riferirsi anche soltanto ai mutamenti climatici che avvengono nel presente, e dunque, dato il significativo innalzamento delle temperature, come sinonimo di riscaldamento globale.

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Sulla realtà sostanzialmente così definita del cambiamento climatico c’è stato negli anni un sostanziale accordo nella comunità scientifica: un fenomeno conosciuto infatti sufficientemente  sin dagli anni ottanta, una consapevolezza scientifica tuttavia proprio per questo osteggiata in vari modi in questi decenni in quanto una sua reale gestione comporterebbe un ripensamento e cambiamento totale  del nostro modo di vivere, di produrre, di costruire, di spostarci…una rivoluzione nel modo di considerare lo sviluppo della società occidentale che ci porterebbe a considerarne la relatività ed il limite.

Una novità del 2012 appena conclusosi è stata che per la prima volta l’opinione pubblica, senz’altro quella italiana ma più in generale nel mondo occidentale, ha potuto sentire più chiaramente parlare del Cambiamento Climatico come qualcosa di certo e che richiede una gestione – in programmi televisivi, in campagne elettorali, in brevi citazioni di politici ecc. – . Tale argomento tuttavia è tuttora passibile ancora di lunghi silenzi e rimandi : che sembrano quasi suggerire alla stessa opinione pubblica che non se ne parla quotidianamente, nei governi e nei miting politici internazionali, allora forse non sia  pericolo così importante ed imminente.

Se nel 2012 è stato così negli anni precedenti (parliamo anche poco di più di un anno fa) si è operata un’intensa battaglia dell’informazione su tale argomento: al silenzio, che ora di nuovo sembra la strategia migliore per interrompere un processo di motivazione alla gestione del problema, si alternavano campagne mistificatorie sui dati scientifici del cambiamento climatico e soprattutto sulla principale causa dell’innalzamento delle temperature quale l’attività umana  . Famoso per aver completamente svelato tale processo mistificatorio è stata la puntata del 2012 del così detto “Climate Gate” negli USA: in cui sono stati smascherati centri e  ed esponenti che venivano finanziati per minare la verità scientifica sull’argomento.

Oggi chiaramente non siamo esenti da operazioni mistificatorie, tuttavia potrebbero avere un volto più nascosto o più subdolo: la strategia dell’attaccare direttamente – la validità di dati scientifici, o la competenza di un singolo climatologo, o l’unanimità o meno del mondo scientifico rispetto a tale verità – è stata generalmente abbandonata, in quanto ritornata indietro come un boomerang in termini di credibilità a coloro che l’anno perseguita.

Ora dunque le strategie potrebbero essere più sottili…in fondo è questo che l’opinione pubblica deve sapere.

Si possono riscontrare principalmente lunghi silenzi nell’informazione mediatica tradizionale  – tv radio giornali –: in particolare in seguito a meeting internazionali sul clima o grandi eventi (eventi climatici estremi, campagne elettorali) che hanno adeguatamente informato l’opinione pubblica sull’argomento. Molto frequente attualmente è l’adduzione del limite della crisi economica da parte di governi e politici per giustificare l’inadempimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra delle risoluzioni internazionali  da parte delle nazioni e soprattutto, ahimé, immediate azioni di ridefinizione completa, e non solo parziale, della modalità di produzione nonché di sostentamento energetico. Rispetto a tale questione bisogna essere pienamente consapevoli del fatto che allorché la crisi economica non era ancora presente nelle sue dimensioni più esplicite (solo pochi anni fa), gli obiettivi di riduzione delle emissioni non venivano ugualmente adeguatamente perseguiti, l’atteggiamento decisionale ed esecutivo rispetto al clima da parte dei governi era sostanzialmente il medesimo di oggi, nonostante avessero assunto degli impegni nelle conferenze internazionali dedicate al clima.

Nel 2012 tuttavia l’argomento del  cambiamento climatico è divenuto piuttosto un cavallo di battaglia per politici, tuttavia straordinariamente contingente e temporaneo (come nel caso dell’inizio della campagna elettorale USA, argomento poi completamente abbandonato nella fase intermedia e finale della stessa tra lo stupore generale): collegato generalmente a temi emergenti di interesse politico ed economico del momento, come l’elezione di una fazione politica o la spinta di un nuovo settore dell’economia. Se prima del “Climate Gate” il cambiamento climatico era dunque un argomento scottante, con il quale si poteva attrarre attacchi e smentite, oggi sembrerebbe per i politici un qualcosa di cui forgiarsi e con cui mettere in risalto argomenti di proprio interesse. Un’altra cosa che nel frattempo è avvenuta è che ricerche statistiche hanno rilevato che una buona quota dell’opinione pubblica nel mondo occidentale si definisce preoccupata del cambiamento climatico: tale dato è senz’altro tenuto in dovuta considerazione da governanti e politici per ottenere l’attenzione del pubblico, soprattutto in un momento in cui la credibilità del mondo politico è messa in forte discussione nei paesi occidentali. D’altra parte le previsioni dei climatologi relative ad un cambiamento climatico d’ora in poi in intensificazione esponenziale di anno in anno ormai si stanno avverando, tutti noi vediamo sempre più frequenti eventi climatici straordinari – estremi o primavere d’inverno, calure estive eccezionali ecc. – nei nostri paesi: è naturale dunque che l’opinione pubblica stia diventando sempre più sensibile al tema indipendentemente dalle serietà con cui vengono trattati tali argomenti dai governi.

I governi inoltre si confrontano sempre più oggi sul dato dei danni economici realtivi agli eventi climatici estremi ed alle temperature inusuali al periodo dell’anno prolungate: le statistiche indicano loro come sempre più siano maggiori rispetto alle spese relative ad una eventuale realtà di prevenzione e gestione continuativa del cambiamento climatico.

Ecco dunque che se  il cambiamento climatico come argomento diretto da parte dei poteri economici e politici non è ad oggi continuativo, negli ultimi mesi del 2012 – in particolare dopo l’importante conferenza sul clima di Rio 2012 – l’argomento della sostenibilità, indirettamente ad esso collegato, ha subito un’impennata come presenza nei media. In Italia in particolare “sostenibilità” insieme a “Green Economy” sembra la parola magica soluzione di ogni male. Un vero e proprio nuovo trend.

Ci sono dunque buone speranze, ma la cautela è dovuta dati i precedenti decenni: nel 2013 si dovrà valutare quanto questi nuovi trend siano realmente modalità di gestione dell’urgenza drammatica del cambiamento climatico o quanto più limitatamente modi di rilanciare l’economia.

Le tecnologie per una rivoluzione pienamente sostenibile, o quasi, del nostro mondo produttivo ed energetico sembrano esserci secondo gli esperti,  tuttavia ciò non corrisponde attualmente ad un reale ed immediato impegno di ridefinizione quotidiana e massiva del nostro modo di produrre e consumare le risorse.

Il cambiamento climatico è una realtà che richiede immediate soluzioni ed impegni, assunti in modo diretto e con l’impegno e la consapevolezza di tutta la società.

Nella sezione Cambiamento Climatico di questo sito stiamo mettendo sù un piccolo archivio di alcuni articoli web, o links, degli ultimi anni ritenuti significativi per capire la complicata storia del trattamento dei dati relativi al Climate Change. 

Il Web ad oggi è il media più utile per informarsi su tale argomento: è stato essenziale negli anni in cui era quasi un argomento tabù, si trovavano notizie principalmente in lingua anglosassone, testi in italiano fino a circa un anno fa erano praticamente inesistenti o quasi.

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Posted by Alessandra Perri

La mia formazione ed esperienza professionale, come psicologa e formatrice – nonché psicoterapeuta, specialista tecniche Yoga in Contesti Educativi, esperta di Ecopsicologia Applicata... Seguimi su Twitter

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